Patologie genetiche
L2HGA (L-2 Hydroxyglutaric Aciduria)
Disturbo neurometabolico caratterizzato da elevati livelli di L2 acido hydroxyglutarico nelle urine, nel plasma e nel liquido cerebrospinale.
Colpisce il sistema nervoso centrale, con segni clinici evidenti di solito tra i 6 e i 12 mesi. I sintomi includono crisi epilettiche, andatura “traballante”, tremori, rigidità muscolare a seguito di esercizio o di eccitazione e comportamento alterato. L2HGA è una malattia trasmessa secondo un meccanismo autosomatico recessivo e questi sono i possibili risultati:
- CLEAR/ESENTE: il cane ha due copie del gene normale e non passa la malattia alla prole.
- CARRIER/PORTATORE SANO: il cane ha una copia del gene normale e una copia del gene mutato che causa l’L2HGA. Non svilupperà L2HGA ma passerà il gene al 50% (in media) ai suoi discendenti.
- AFFECTED/MALATO: il cane ha due copie dell’ L2HGA ed è affetto da L2HGA. Svilupperà l’L2HGA durante la sua vita.
I portatori potrebbero essere ancora accoppiati con cani sani. In media, il 50% della cucciolata sarà esente e l’altro 50% portatore della malattia; non ci possono essere cani malati da questo tipo di accoppiamento ma i cuccioli che successivamente verranno usati in riproduzione dovranno essere testati per determinare se sono sani o portatori.
La frequenza dei cani portatori cresce sempre più e se non si testano i soggetti e non si controllano gli accoppiamenti, aumenta rischio che nascano cani malati.
Tuttavia un lavoro di prevenzione basato sull’individuazione dei soggetti portatori è indispensabile per contenere la propagazione dell’anomalia genetica e così evitare che questa grave malattia ereditaria diventi un problema per la razza.
Il test DNA permette un’individuazione precoce di questa sindrome così da evitare accoppiamenti con cani malati o portatori della malattia allo scopo di impedire la propagazione di questa grave malattia nella razza.
HC/HSF4 (cataratta ereditaria)
I cani affetti da HC/HSF4 (cataratta ereditaria) sviluppano cataratte ad entrambi gli occhi in giovane età. La condizione non è congenita per cui gli occhi si presentano normali alla nascita ma la cataratta appare a poche settimane o mesi di età del cucciolo, fino alla progressione totale con conseguente cecità intorno ai 2/ 3 anni di età.
La mutazione si è probabilmente verificata spontaneamente in un singolo cane ma una volta immessa nelle linee di sangue, è stata ereditata da una generazione all’altra come qualsiasi altro gene.
PHPV
Il PHPV (persistant Hyperplastic Primary Vitreous) è una patologia oculare congenita causata dal mantenimento di elementi della vascolarizzazione fetale alla lente. Il risultato è la condizione in quantità variabili di placca fibrovascolare sulla capsula posteriore del cristallino e la possibile cataratta corticale posteriore. Questo è spesso accompagnato da sanguinamento nella parte posteriore dell'occhio. Il PHPV è ereditario nello Staffordshire Bull Terrier, anche se la modalità precisa di ereditarietà non è nota.
BAOS
Sindrome brachicefalica
Con il termine di sindrome brachicefalica si suole indicare una sindrome respiratoria o sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori dovuta alla presenza di anomalie anatomiche plurime che sono tipiche delle razze a muso corto (Bulldog, bouledogue francese, Boston Terrier, Carlino, Pechinese, Shi-tzu, Sharpei, Bull Mastiff, Boxer e Staffordshire Bull Terrier).
Della BAOS fanno parte diverse alterazioni anatomiche come: stenosi delle narici, allungamento del palato molle, eversione dei ventricoli laringei, eversione delle tonsille. Tali alterazioni anatomiche possono manifestarsi contemporaneamente nello stesso soggetto o in parte, inoltre si possono osservare diversi gradi.
L’alterata conformazione anatomica congenita (dovuta all'iper tipo), permette il passaggio di aria attraverso strutture anatomiche strette e compresse, questo genera un’aumentata pressione negativa inspiratoria che, inizialmente può portare solo ad un semplice processo infiammatorio dei tessuti perilaringei e ad un’eversione dei ventricoli (sacculi), ma, in una fase più avanzata, può evolvere in un peggioramento della sintomatologia respiratoria fino ad arrivare a svenimenti, crisi sincopali, cianosi, soprattutto nei periodi più caldi ed afosi e quando l’animale è sottoposto anche al minimo sforzo.
La sintomatologia dei soggetti affetti da BAOS è caratterizzata da stridori e stertore (respiro russante), incremento degli sforzi respiratori, possibili problemi alla deglutizione, cianosi di vario grado. Con l’avanzare dell’età la sintomatologia può peggiorare con possibili apnee da sonno (dovuta al rilassamento dei tessuti molli che possono portare a vere apnee) e conseguenze quali: insufficienza cardiaca del cuore destro, crisi lipotimiche (svenimenti improvvisi dovuti a scarsa ossigenazione del cervello), difficoltà nella corsa, facili predisposizioni a bronchiti e/o broncopolmoniti.
La sintomatologia diventa più evidente in corso di esercizio fisico, eccitamento, stress, innalzamento della temperatura e dell’umidità ambientale: tutte situazioni in cui l’animale presenta polipnea, che comporta maggiori difficoltà nel passaggio d’aria.
Gli sforzi inspiratori associati a questa sindrome causano come conseguenza edema ed infiammazione secondaria della mucosa laringea e faringea, accentuando l’eversione dei ventricoli laringei che riducono ulteriormente il diametro della glottide, peggiorando la sintomatologia e innescando un circolo vizioso che determina una sensazione di soffocamento crescente nell’animale. In alcuni casi si può produrre una pericolosa ostruzione delle vie aeree superiori, in cui è messa a repentaglio la vita stessa del soggetto e per cui si richiede un’immediata terapia d’emergenza. In quanto alla prognosi essa dipenderà dunque dalla gravità delle alterazioni anatomiche e dalla possibilità o meno di correggerle chirurgicamente.
La stenosi delle narici (fig. 1) è una malformazione congenita delle cartilagini del naso, le cartilagini alari, che perdono la loro consueta rigidità e tendono a collassate medialmente determinando una parziale occlusione delle narici; ciò limita il flusso di aria nelle cavità nasali e costringe l’animale a compiere uno sforzo inspiratorio maggiore del consueto, causando una dispnea da moderata a grave.
La respirazione può diventare ancora più difficoltosa se alla malformazione congenita delle narici si associano le altre cause di BAOS. Pertanto, ai fini di una buona respirzione, le narici dovrebbero avere una giusta forma e dimensione (fig. 2).
La deviazione mediale delle narici può risultare di grado lieve, moderato, grave. Il maggior sforzo fisico che il paziente deve compiere per poter respirare è segnalato da retrazione delle commessure labiali, respirazione a bocca aperta o costante presenza di ansimi, arti anteriori abdotti ed esagerata contrazione della muscolatura addominale.
Per eversione dei ventricoli laringei si intende un prolasso della mucosa che costeggia e delimita le cripte laringee. Viene diagnosticata con minor frequenza rispetto le precedenti e costituisce il primo stadio di un collasso della laringe. Quando nel soggetto si manifestano le patologie viste in precedenza in maniera cronica, il passaggio del flusso di aria attraverso la stenosi laringea genera una notevole pressione negativa; ciò induce il prolasso della mucosa delle cripte laringee adiacenti, provocandone il rigonfiamento verso il lume. Una volta instauratasi questa condizione, la mucosa si irrita facilmente e diventa sempre più edematosa, finendo per ostruire quasi del tutto il settore inferiore della laringe e rallentando così ulteriore flusso di aria.
L’eversione delle tonsille è una conseguenza dello stato infiammatorio della mucosa faringea e coadiuva la BAOS.
Per eversione dei ventricoli laringei si intende un prolasso della mucosa che costeggia e delimita le cripte laringee. Viene diagnosticata con minor frequenza rispetto le precedenti e costituisce il primo stadio di un collasso della laringe. Quando nel soggetto si manifestano le patologie viste in precedenza in maniera cronica, il passaggio del flusso di aria attraverso la stenosi laringea genera una notevole pressione negativa; ciò induce il prolasso della mucosa delle cripte laringee adiacenti, provocandone il rigonfiamento verso il lume. Una volta instauratasi questa condizione, la mucosa si irrita facilmente e diventa sempre più edematosa, finendo per ostruire quasi del tutto il settore inferiore della laringe e rallentando così ulteriore flusso di aria.
Alopecia da diluizione del colore
nel mantello blu
L’alopecia del mutante di colore, o alopecia della diluizione di colore (CDA), è una patologia cutanea ereditaria non comune che colpisce cani con manto blu o fulvo, rispettivamente diluizioni dei colori nero e marrone; è stata frequentemente riscontrata nel Dobermann blu ma è stata riportata anche in altre razze, sempre a carico di cani che presentavano diluizione di colore del manto.
La vera causa dell’alopecia del mutante di colore non è ancora perfettamente stabilita, si suppone che i geni giochino un ruolo fondamentale nel determinismo dell’affezione.
Sembra che la CDA sia la risultante di una omozigosi degli alleli della serie d (DD), responsabili della diluizione del colore del pelo, in presenza di eterozigosi la diluizione non si verifica. I peli di colore blu e fulvo presentano una maggiore quantità di melanina ed aggregati di pigmento più grandi rispetto ai peli neri e marroni. Tutto ciò si traduce in alterazioni della cuticola e della radice del pelo con conseguente fragilità e facile caduta dei peli diluiti.
Contro questa ipotesi depone il fatto che tutti i cani con diluizione del colore del manto presentano omozigosi degli alleli d, ma solamente alcuni di essi svilupperanno alopecia. Per questo motivo si è ipotizzata la presenza, in alcune razze, di alleli recessivi e deleteri, sempre della serie d, che possono esprimersi e provocare alterazione del metabolismo della melanina.
Da studi effettuati tramite il microscopio elettronico, risulta che a carico della cuticola del pelo diluito non ci sono deformità, se non in corrispondenza dei punti in cui sono localizzati gli aggregati di pigmento, dove troviamo un rigonfiamento della cuticola a cui corrisponde una vacuolizzazione riempita di aggregati di melanosomi, di varia forma e taglia, che rappresentano differenti stadi di maturazione del melanosoma (stadio II-III-IV) o differenti tipi di melanina .
Chiaramente il punto della cuticola dove è localizzato il vacuolo è di minore resistenza ed è destinato alla frammentazione, con risultante formazione di buchi crateriformi, apprezzabili con la microscopia elettronica. La sola fragilità del pelo non è sufficiente a giustificare l’alopecia progressiva e le seguenti modificazioni follicolari. Miller ha proposto una teoria basata sul trasporto anormale del pigmento alla radice del pelo, con esposizione delle cellule della matrice del follicolo alla melanina e ai suoi precursori. Questi ultimi esercitando un effetto negativo di citotossicità indurranno sofferenza della matrice cellulare e displasia follicolare.
Altri autori (Roperto et al.) ipotizzano che un’alterata cinetica degli ioni Ca++, sia in grado di modificare le reazioni enzimatiche modulate dalla protein-chinasi C e dalla transglutaminasi.
La prima, se non attivata, provoca la mancata fagocitosi e degradazione della melanina da parte dei cheratinociti, con conseguente accumulo abnorme dei melanosomi in vacuoli, ed interferisce con la normale formazione della rete cheratinica all’interno delle cellule corneificate, utile a conferire resistenza alla cuticola.
La transglutaminasi, anch’essa enzima calcio-sensibile, in presenza di uno squilibrio degli ioni Ca++ produce alterazioni dell’envelope delle cellule cheratinizzate con maggiore tendenza all’esfoliazione ed induzione di seborrea secca.
GENETICA DELL'ALOPECIA DA DILUIZIONE
- BLU X BLU
Prendendo in considerazione di soli accoppiamenti tra blu (dd), possiamo combinare i due fenotipi secondo tre possibilità:
1) MALATO x MALATO
Accoppiando due cani colpiti da alopecia
otterremo il 100% dei soggetti colpiti da alopecia. Non importa che ci siano antenati esenti: se i genitori sono colpiti, i figli ereditano per forza questo problema. Certo, considerando che si tratta di un fattore che si manifesta a una certa età ed è comunque sensibile all’influenza ambientale, non mi sento di escludere completamente la possibilità che un soggetto geneticamente malato possa non manifestare la patologia. O manifestarla in forma lieve. In ogni caso non è certo questo l’accoppiamento da consigliare.
2) SANO x MALATO
In questo caso possiamo avere due casistiche:
a) se il soggetto sano portatore del gene recessivo dell’alopecia, otterremo teoricamente un 50% di soggetti esenti (ma portatori!) e un 50% di soggetti colpiti da alopecia
Ricordiamo che sono sicuramente portatori del gene recessivo acda tutti i soggetti nati da un genitore affetto da alopecia, mentre possono non essere portatori solo i soggetti nati da entrambi i genitori esenti. Tra questi troviamo i cani provenienti da linee di sangue integre, ma anche quelli che hanno solo avuto la fortuna di non ereditare il fattore acda dai genitori portatori.
b) se il soggetto esente non è portatore del gene acda tutti i figli risulteranno esenti, anche se portatori della malattia.
Nemmeno questi accoppiamenti sono l’ideale: il caso a) è particolarmente sfortunato in quanto dà vita a soggetti malati. Il caso b) è risolutivo nel breve (poiché genera una totalità di soggetti esenti), ma non nel lungo: tutti i cuccioli nati da questo accoppiamento, sono infatti portatori della patologia.
Si tratta quindi di una soluzione spesso inopportuna, giustificabile a mio avviso solo in due casi:
– si accoppia per fare numero e non per fare selezione.
In periodi di grande richiesta, l’allevatore potrebbe saturare la domanda mettendo in riproduzione anche cani colpiti da questa patologia, affidando i cuccioli (comunque sani!) a persone che non intendono riprodurli. Una soluzione “estrema”…. certo sempre meglio di chi se ne frega e vende cuccioli che si ammaleranno a proprietari che non si preoccupano nemmeno di vedere i genitori.
- l’allevatore che si ritrovi ad avere un soggetto colpito da alopecia ma in possesso di qualità morfologiche e caratteriali “eccezionali e rare”, potrebbe decidere di utilizzarlo comunque in riproduzione, accettandone i rischi, nella consapevolezza di immettere nel DNA dei propri cani geni recessivi molto difficili da eliminare. Una scelta discutibile, quindi. D’altronde in situazioni molto compromesse (per esempio nel dobermann europeo dello scorso decennio, i soggetti acda acda sfioravano la totalità) bisogna usare ciò di cui si dispone, cercando di migliorare col tempo.
3) ESENTE x ESENTE
In questo caso le possibilità sono tre:
a) la più sfortunata delle ipotesi è quella in cui entrambi i genitori siano portatori del gene recessivo acda.
I figli colpiti da alopecia saranno il 25% del totale. I rimanenti saranno per 2/3 portatori.
b) Nel caso un solo genitore sia portatore di alopecia:
tutti i figli risulteranno esenti, ma il 50% di essi sarà portatore. Il problema si rimanda quindi alle generazioni successive. Purtroppo, in attesa di una maggior diffusione e accettabilità di appositi test genetici che permettano di mappare il genotipo, i portatori restano spesso indistinguibili dagli omozigoti, rivelandosi tali solo nel caso in cui generino figli affetti da alopecia. Cioè quando è già troppo tardi.
c) L’ipotesi più fortunata è quella in cui nessuno dei due genitori esenti sia portatore di alopecia: Perfetti i genitori, perfetti i figli.
- NERO X BLU
L’accoppiamento tra blu e nero dà risultati esattamente equivalenti a quelli appena visti a proposito dei blu, ma solo relativamente a eventuali figli blu.
Se il nero è omozigote, infatti, avremo solo figli neri, quindi necessariamente non interessati al problema dell’alopecia, nemmeno se geneticamente acdaacda.
Se il nero è eterozigote, avremo comunque un 50% di soggetti neri (e perciò esenti in ogni caso). I restanti figli blu, potranno invece essere:
1) tutti affetti da alopecia
2) fifty-fifty tra affetti e portatori sani
3) tutti portatori
4) 25% affetti e 75% sani di cui 2/3 portatori
5) fifty-fifty tra sani omozigoti e portatori
6) tutti sani e non portatori
L’accoppiamento col nero ha il pregio di dimezzare (o eliminare del tutto in caso di neri omozigoti) l’incidenza di patologie evidenti, ma si tratta di una soluzione a breve. Se il gene acda esiste nel corredo genetico, non si fa altro che rimandare tutto alle generazioni successive.
Già è difficile la valutazione dei genotipi nei blu a causa della manifestazione della patologia in età già feconda (i maschi in particolare, manifestando il disturbo a tre anni di età possono già essersi accoppiati diverse volte).
L’accoppiamento con i neri è un vero e proprio salto nel buio. La diffusione dell’alopecia a macchia d’olio che ha portato a bandire il colore blu nel dobermann è stata, a mio avviso provocata, proprio dall’abitudine (in buona fede) di accoppiare i blu con i neri, ritenendoli più forti e migliorativi in quanto sempre immuni al problema.
In realtà a compromettere definitivamente la popolazione dei dobermann blu, è stato proprio l’utilizzo prevalente di neri geneticamente compromessi (ma fenotipicamente ineccepibili, in quanto neri) che ha portato alla quasi scomparsa dell’allele dominante Acda dal corredo genetico della razza.
Fonte: Denis Ferretti